Uganda (Kisoga)
Territorio: L'Uganda situata nella zona centro-orientale dell'Africa, ha una superficie di 241.038 kmq. Altitudine media: 1.200 m. sul livello del mare. Alti massicci (Elgon 4.321 m.; Ruwebzori, 5.119 m.), zone pianeggianti e profonde depressioni geologiche, con i laghi Albert, Edward e Victoria (il più grande dell'Africa e il terzo del mondo: 68.100 kmq). Numerosi fiumi, fra cui i due rami iniziali del Nilo. Clima equatoriale, caldo, piovosità abbondante. Vegetazione: in prevalenza savana, flora lacustre, foresta equatoriale.
Popolazione: Dai dati dell'ultimo censimento 1998: abitanti 20.900.000; densità 57 per kmq; crescita annuale della popolazione 2,6%; media durata della vita 43,5 anni; analfabetismo 25/47%. Lo stanziamento umano risale a epoche remotissime (paleolitico superiore). La maggior parte della popolazione vive nei villaggi tradizionali, e i centri urbani sono pochi; il principale è la capitale Kampala (circa 600.000 ab.), situata vicino al lago Victoria e collegata con Entebbe, l'antica capitale (30.000 ab.), dove si trova l'aeroporto internazionale. Seconda città è Jinja sul Nilo Victoria, massimo centro industriale.
Risorse: Soprattutto agricole. Gli indigeni coltivano tradizionalmente mais, dura manioca, arachidi, patate dolci, ortaggi... La banana è il cibo base. Molto praticata la pesca. Produzione di legname, tra cui spicca il mogano rosso e nero. Gli europei hanno introdotto culture di tipo industriale: caffè, cotone, tè, tabacco, canna da zucchero, ananas.
In sviluppo l'allevamento del bestiame. Scarso ancora lo sviluppo industriale è lo sfruttamento del sottosuolo, ricco di minerali. Il rame, che tra i minerali è di maggior pregio, ora non può essere estratto perché le miniere sono in luoghi pericolosi per la presenza dei guerriglieri.
Storia: documentabile dalla seconda metà del secolo scorso, con l'arrivo degli europei. Territorio allora in maggior parte diviso tra i 4 regni di Bunyoro, Buganada, Toro e Ankole.Nel 1890 si afferma definitivamente il controllo inglese (Protettorato), e nel 1902 tutto il territorio riceve il nome di Uganda; mancano avvenimenti storici di rilievo imo al 1962, quando il paese ottiene l'indipendenza. Costituzione monarchica e federativa: si mantengono cioè 4 re, nelle rispettive zone del paese, mentre uno di loro - il re del Buganda Mutesa II - ha il titolo di capo dello Stato. Ma nel 1966 i1 primo ministro Milton Obote con un colpo di stato trasforma l'Uganda in una repubblica, abolendo la suddivisione in regni.Ne segue presto una guerra civile, che dura per oltre vent'anni, fra alcune tribù profondamente diverse per razza, cultura; strutture economiche; il dittatore Amin sconfigge Obote; Obote rivince su Amin, Tito Ochello spodesta Obote. Ora, da quasi tre anni comanda il paese Yoweri Museveni, ma soprattutto al nord del paese la guerriglia continua. Enormi i danni e le vittime del ventennio: si parla di 100.000 morti.
Tradizioni e Costumi: Le tradizioni e i costumi di questo popolo sono molto diversi perché appartengono a due razze totalmente diverse: la Nilotica al Nord e la Bantu al Sud.La lingua principale è il Lugandà e il Kiswaili. Anche i costumi si differenziano secondo l'appartenenza ai vari gruppi etnici. La poligamia sta diminuendo. Per il matrimonio esiste ancora il "Prezzo della sposa", che non sminuisce l'amore tra i giovani sposi, ma ha il valore tradizionale di ricompensare i genitori della sposa per la perdita della figlia. Importante è anche il negoziato tra le due famiglie che culmina nel "Uqwanjiula", cioè il giorno in cui i membri della famiglia dello sposo portano i doni alla famiglia della sposa.
Religione: Cattolica (la più diffusa: circa 8 milioni, i144;5% della popolazione; 14 diocesi, 16 vescovi indigeni.
Il Cristianesimo si è introdotto nel 1877 con gli anglicani e nel 1879 con i cattolici); segue poi la Chiesa d'Uganda (protestante), Mussulmani, Ortodossi, Animisti. Diocesi di Kampala: oltre 1.500.000 cattolici. Cardinale Warnala, 2 vescovi ausiliari; 52 parrocchie; 200 preti; vari Ordini religiosi; numerose suore.
MISSIONE IN UGANDA e KENYA
PRESENZA DEI SERVI DI MARIA
Se guardiamo, anche solo al volo, il crescente interesse per il nostro Ordine nel continente africano (ricordiamo lo Swaziland; il Sudafrica, il Mozambico, lo Zaire e particolarmente l'ultima fondazione in Uganda), dobbiamo dire che i Servi di Maria hanno a cuore anche lo sviluppo "Operazione Africa"
E pare che questa attività non sia frutto dì programmazioni a tavolino, ma una lettura dei segni dei tempi; una libera accettazione di ciò che Maria indica ai suoi Servi come "Sua presenza" in mezzo ai popoli nuovi.
Così è nata questa Fondazione dell'Uganda; nata in fretta; nata come una sollecita risposta ad alcuni giovani ugandesi che chiedevano di conoscere e di condividere l'ideale mariano; nata anche come un atto di amore verso la nostra Signora e verso chi ama conoscerLa meglio.
Così i primi alloggi erano instabili, il lavoro avventizio; ma la costanza e la fiducia grandi; i primi tre missionari furono P. Benedetto Biagioli, Fr. Filippo Tessari e P. Peter Maseko; essi erano coadiuvati da un popolo buono e socievole; l'iniziativa partì il 16 novembre 1987, festa di tutti i Santi dell'Ordine.
All'inizio i primi Frati dei Servi di Maria si inserirono nella realtà pastorale della Cattedrale di Kampala e intanto si cimentavano con la lingua locale (il Luganda) e con la conoscenza della cultura del luogo e delle tradizioni di quel popolo.
All'inizio il Cardinale Emmanuel Nsubuga concesse il permesso ai Frati Servi di Maria di aprire una casa di formazione per candidati all'Ordine dei Servi e poi più tardi, invece, affidò loro una parrocchia (2 febbraio 1988): Kisoga.
Nei primi anni accettarono alcuni candidati, ma poi, oberati dal lavoro pastorale, sospesero l'accoglienza di candidati all'Ordine (intanto alcuni studenti continuarono il loro iter formativo).
Attualmente ci sono un Professo solenne sacerdote ugandese, che vive in Swaziland, e due Professi solenni che presto riceveranno il Diaconato è poi il Sacerdozio.
Nel 1999 la Provincia Veneto-Lombarda ha accettato la responsabilità giuridica della Missione dei Frati Servi di Maria in Uganda, ha restaurato e ampliato il seminario di Kisoga ed ha inziato una doppia presenza a Jinja; vi ha inviato con la collaborazione di altre giurisdizioni dell'Ordine tre professi solenni sacerdoti (P. Gino Leonardi, P. Stephen Aroquiadas e P. Giuseppe Xotta), che hanno riaperto l'accoglienza di nuovi candidati all'Ordine dei Servi di Maria.
Nel luglio 1999 hanno accolto il primo gruppo di sei postulanti e nello scorso mese di febbraio ne hanno accolti altri cinque, così ora il Seminario di Kisoga è nuovamente in funzione e ci vive una comunità di Frati (sette professi solenni, di cui cinque sacerdoti, e dieci candidati all'Ordine che continuano il loro cammino formativo).
In agosto 2000 è stata aperta una doppia presenza a Jinja: noviziato e professato.
Scopo dell’apertura Keniana
Dal 12 gennaio 2004, festa di St. Antonio Pucci, il Kenya ha una nuova presenza dei Servi. Il P. Sahayaraj Raju e il Padre Gino Leonardi sono stati scelti per iniziare una nuova pagina di storia nel continente africano. A Dicembre del medesimo anno Fr. Sahayaraj è rientrato in India ed è stato sostituito dal P. Matthias Kyaterekera, giovane sacerdote ugandese.
L’apertura di questa comunità religiosa in Kenya è il risultato di una naturale espansione della fondazione dell’Uganda. Gli studenti, candidati all’Ordine dei Servi di Maria, terminato il loro corso di Filosofia a Jinja, Uganda, proseguiranno la loro formazione accademica in vista della professione solenne e sacerdozio nell’ Università Teologica di Tangaza, un qualificato organismo fondato e sostenuto dall’unione degli Istituti religiosi presenti in Kenya ed affiliato alla Facoltà teologica romana di Propaganda Fide.
Il Kenya e la sua gente
Il Kenya ha una superficie dei 580.000 Kmq e si estende sulla linea dell’equatore definendosi come zona torrida dal punto di vista climatico, ad eccezione della zona sud ovest del paese, dove un altipiano che raggiunge oltre 1.500 metri dal livello del mare, rende il clima più moderato e maggiormente accettabile dagli Europei. In questo altipiano è situata Nairobi, la capitale, e qui inizia la storia dei Servi.
La struttura sociale fra i gruppi etnici è piramidale, con capi e sotto capi, riconosciuta anche dallo stato. La Poligamia è ancora largamente diffusa.
Il primo censimento ufficiale del 1969 contava una popolazione di undici milioni di persone; la crescita demografica durante l’ultimo quarto del secolo appena trascorso ha triplicato il numero delle persone. Il Kenya è una dei popoli più giovani del globo, infatti metà della sua popolazione è al di sotto dei quindici anni. Il flagello dell’HIV/AIDS è sparso largamente su tutto il territorio nazionale, ed è una delle cause principale della morte di un numero troppo elevato di giovani vite.
Il Cristianesimo arrivò in Kenya attraverso i missionari Anglicani, che erano al seguito degli esploratori inglesi. L’evangelizzazione cattolica arrivò tardi, ma fu impostata a largo raggio. Nel 1878 l’immenso Vicariato dell’Africa centrale fu diviso fra quattro differenti congregazioni missionari. In Kenya il flusso missionario venne parte dall’Uganda e parte dalla costa. Fra i primi pionieri si contano i Missionari della Consolata e i Missionari Mill Hill. Oggi si stima che i Keniani cattolici siano il 30% della popolazione, mentre il 40% apparterrebbero alle varie denominazioni Cristiane; si conta poi un 6% di mussulmani. Il resto della popolazione appartiene a religioni indigene.
Comunità
Come sempre gli inizi di una nuova struttura sono sempre modesti e per numero e per possibilità di obiettivi e mezzi.
Alla periferia sud ovest della città di Nairobi una casa privata, sufficientemente grande per ospitare fino a una decina di persone, è stata affittata per accogliere i frati formatori e gli studenti ugandesi, giuridicamente appartenenti alla Provincia Veneta.
Ai due giovani (fra Matthias Kalisa e fra Rogers Ssekabira) che lo scorso Agosto 2004 hanno iniziato il loro corso di teologia si sono aggiunti nell’agosto del 2005 altri due studenti provenienti dall'Uganda (Fra. Francis Kawuchi e Fra Steven Gita).
Progetti
Progetti a breve e lungo termine
I Servi di Maria non hanno attualmente alcun progetto specifico in Kenya se non quello di accompagnare i suoi studenti durante gli ultimi anni della formazione alla vita religiosa e al sacerdozio. Hanno identificato un terreno adatto alla costruzione una casa di formazione per gli studenti di teologia ed hanno appena concluso positivamente trattative per l’acquisto . Subito dovranno poi concentrarsi nella costruzione di un edificio capace di ospitare 25 studenti e la comunità di formazione.
A lungo termine, allorché le condizioni lo permetteranno, credo che i Servi potranno avventurarsi in qualche attività apostolica, specifica al loro carisma, fra cui la costituzione di un centro di spiritualità mariana potrebbe avere una certa necessità ed urgenza nella Chiesa Keniana.
Prospettive future
I Servi di Maria non hanno voluto aprire una nuova fondazione indipendente, né inserirsi immediatamente nell’attività apostolica del Kenya, hanno semplicemente voluto aprire una comunità di formazione per gli studenti in teologia ugandesi. Questo è stato ben chiarito all’arcivescovo di Nairobi, Mons Ndingi Mwana, che con aria inquisitiva domandava il motivo della permanenza dei Servi nella sua diocesi. Ma potranno i Servi di Maria passare inosservati in un ambiente dove la devozione mariana è forte e nello stesso tempo sottoposta alle sfide delle tante sette evangeliche che prolificano in Africa? Potranno chiudere le porte a giovani keniani che, in un modo o in un altro, verranno a conoscere il carisma dei Servi e domanderanno di essere accolti nelle loro fraternità? Sapranno rifiutare di dare il loro apporto originale, quale il Carisma dei Servi propone, in un luogo dove la violenza e le disuguaglianze sociali, dove la povertà e la condizione di inferiorità della donna, dove la sete di Verità e il sogno di unità ed eguaglianza della dignità umana interpellano la loro coscienza? I Servi di Maria sono convinti che prima o poi anche il Kenya avrà una presenza servitana permanente, permanenza concordata con le autorità religiose locali, ma necessaria perché i Servi hanno una parola valida da dire al mondo moderno, in particolare al mondo ancora in via di sviluppo.


